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Le Terme Sibarite sono situate in una cittadina (Cassano Allo Ionio) dal
passato ricco e affascinante, di cui rimangono evidenti tracce ancora oggi
nei resti della città di Sibari e nei tesori conservati nel Museo
della Sibaritide.
La fondazione di Cassano Jonio risale ad un'epoca
remotissima, antecedente a quella della fondazione di Sibari (fondata nel
secolo VIII a.C. dagli Achei), città a cui
poi fu soggetta, sentendo tutta l'influenza della sua grandezza. E di
Sibari seguì le alterne vicende. Quando i Greci ricostruirono Sibari
dandole il nome Thurio, anche le mura di Cassano furono ricostruite.
Intorno al 669 i Romani occuparono Thurio imponendogli il nome Copia e
Cassano diventò un Municipio Romano. Ma questa fu solo una delle tante
vicende che videro protagoniste le due città sempre al centro di
molte battaglie e molte conquiste.
Ma la Sibaritide non fu
solo un "teatro di guerra", ma si
distinse anche come zona dispensatrice di molte importanti risorse
naturali, prime fra tutte le acque oligominerali. La fama delle acque
minerali di Cassano Allo Ionio è vecchia di
millenni prova ne sia il riferimento degli storici che, almeno dal
XVI secolo, sin dal Barrio, ne trattarono con dovizia di particolari.
Da i tempi più remoti, come detto, gli abitatori
di quei luoghi facevano uso delle acque per berle o utilizzarle
esternamente, non mancando nemmeno di raccogliere i detriti ed i sedimenti
formatisi lungo le pareti delle canalizzazioni per contrastare
manifestazioni varie sia di origine traumatica che infiammatoria.
Iniziò proprio così la consuetudine (ancora non si poteva
parlare di crenoterapia) di far uso di questa sostanza per impacchi e
medicamenti la cui efficacia è
riscontrabile anche in numerose testimonianze a disposizione. Persino i
Sibariti, secondo quanto tramanda Ritirato, dopo averlo occupato fecero costruire
nella zona sontuosi edifici da utilizzare ad uso di bagni onde sfruttare
terapeuticamente le prodigiose proprietà delle fonti termominerali.
Molti altri autori parlano diffusamente delle proprietà di queste sorgenti
appese sul fianco della collina da dove si domina tutta la piana di Sibari.
Fu però l'Aceti, un insegnante di chimica
al Liceo di Catanzaro che, per primo, nel 1822 eseguì un esame
attraverso il quale si poterono conoscere per la prima volta i componenti
chimici di queste acque.
Intanto, nel 1817, sui ruderi esistenti delle
vecchie Terme di Sibari erano state sovrapposte nuove costruzioni destinate
al riutilizzo delle acque. Di ciò parlò
ampiamente, in un suo trattato di medicina, il prof.
Giovanni Terrano della R. Università di Napoli. Molto di più
si riuscì a sapere, però, quando uno storico locale (e medico
che esercitava proprio a Cassano) Biagio Lanza dette alle stampe una
monografia della città. In precedenza anche il collegio dei medici di
Firenze, dove le proprietà delle acque di Sibari erano state fatte
conoscere e registrate nel catalogo dell'Esposizione nazionale, aveva
lanciato un appello in proposito.
Intorno al secolo scorso tuttavia si
pensò alla creazione di uno stabilimento termale secondo i concetti
(in quel tempo era noto solo l'attività terapeutica dovuta al
contenuto di zolfo) all'epoca imperanti.
Nel 1952 la Società per
Azioni Terme Sibarite acquistò tutto il complesso ormai in abbandono
e iniziò a realizzare delle ricerche scientifiche allo scopo di
impostare in modo definitivo uno studio circa le potenzialità
chimiche, biologiche e terapeutiche del centro termale.
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